
Hai mai provato alle cinque di mattina
ad indossar la rugginosa tuta,
profanar la città che dorme, muta,
entrar in tetra, squallida officina?
Interrompere i sogni sul più bello
e, come ladro, senza far rumori,
per non svegliar chi sogna, uscire fuori
quando di notte ancor teso è l'ombrello.
Gli occhi profondi che, di sonno pieni,
fredda percuote già l'umida guazza,
o tramontana c'ogni nebbia spazza
ti penetra nell'ossa e gela i reni.
Hai mai provato ad avere paura
di un'ombra più nera della notte
che all'improvviso scatta, e se la batte,
rovesciando ciarpame e spazzatura.
L'attimo fugge passato il portone
la dove il neon lampeggiando s'infiamma,
mostrando agli occhi di mostri la gamma
c'attendon sol che spinto sia il bottone.
Ecco un motore il silenzio rompe,
seguito da un altro, un altro ancora
scuote il sonno che ha messo dimora
in ingranaggi, manichette e pompe.
Come in un crescendo rossiniano
ogni rumore al'altro si confonde,
al tonfo sordo di cesoia risponde
stridio di lama, rullio di volano.
Un monotono, solito concerto,
cui metallico suono di martello
che pianta chiodi, colpisce scarpello,
accompagna con un motivo incerto.
Hai mai provato a far da suonatore
per giorni, mesi, la stessa sinfonia?
Da mesi, da anni è la vita mia,
vita silente in mezzo al rumore.
Feal aprile 1983
da: L'Operaio Pentito
ad indossar la rugginosa tuta,
profanar la città che dorme, muta,
entrar in tetra, squallida officina?
Interrompere i sogni sul più bello
e, come ladro, senza far rumori,
per non svegliar chi sogna, uscire fuori
quando di notte ancor teso è l'ombrello.
Gli occhi profondi che, di sonno pieni,
fredda percuote già l'umida guazza,
o tramontana c'ogni nebbia spazza
ti penetra nell'ossa e gela i reni.
Hai mai provato ad avere paura
di un'ombra più nera della notte
che all'improvviso scatta, e se la batte,
rovesciando ciarpame e spazzatura.
L'attimo fugge passato il portone
la dove il neon lampeggiando s'infiamma,
mostrando agli occhi di mostri la gamma
c'attendon sol che spinto sia il bottone.
Ecco un motore il silenzio rompe,
seguito da un altro, un altro ancora
scuote il sonno che ha messo dimora
in ingranaggi, manichette e pompe.
Come in un crescendo rossiniano
ogni rumore al'altro si confonde,
al tonfo sordo di cesoia risponde
stridio di lama, rullio di volano.
Un monotono, solito concerto,
cui metallico suono di martello
che pianta chiodi, colpisce scarpello,
accompagna con un motivo incerto.
Hai mai provato a far da suonatore
per giorni, mesi, la stessa sinfonia?
Da mesi, da anni è la vita mia,
vita silente in mezzo al rumore.
Feal aprile 1983
da: L'Operaio Pentito
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