venerdì 6 novembre 2009

Lavoro in trasferta (177)


Tutti i giorni come schiavi
sotto il sole, all'acqua, al gelo,
montiam ferri, tubi, travi,
sempre in alto, su nel cielo.

Sporchi e laceri noi siamo
senza casa, senza meta,
come zingari viviamo
ma la vita passiam lieta.

Non importa saper fare
il lavoro bene o male,
l'imporante è non parlare
di nessuno bene o male.

C'è il capo che controlla
se ti fermi per fumare,
se qualcun rompe la bolla
tutti poi dovran pagare.

Come vedi andiam d'accordo
se qualcosa non risulta
il capoccia non fa il sordo
ma ti fa una bella multa.

Se poi chiedi l'aumento
allor subito pretendi,
dicon: - Non sei mai contento,
è gia troppo quel che prendi.-

Poi per questo sei malvisto
e diventi lavativo
pur se sudi come un Cristo,
pur se sempre sei attivo.

Dall'ufficio non lo sanno
se lavori o non fai niente,
lor seduti se ne stanno
e lavoran sol di mente.

C'è il capo che gli scrive
col rapporto giornaliero
come noi fuori si vive,
se siam sopra o sotto zero.

A Bologna i ben pasciuti
con vicin belle figliuole
mandan tosto i loro aiuti
con dei camion di virole.

Pesan ferri e capriate
ma la gru costa milioni,
è un favore che mi fate
a tirar con funi e mani.

Se un minuto poi ritardi
lor ti levano mezz'ora,
e poi spendono miliardi
con la bionda o con la mora.

All'inverno non si rende
ed allora sei sospeso,
in miseria allor s'attende
che il lavor venga ripreso.

Poi riprende in tutta fretta
e ti stanno a sorveglare,
guai fumar na sigaretta,
or c'è da recuprare.

E comincian le promesse,
t'assicuran l'aumento,
ma son balle belle grosse,
son parole dette al vento.

Vai pianino allora, aspetta,
che la sera vien lo stesso,
se tu sudi per la fretta
non sei furbo, ma sei fesso.

Torino 1967
da : L'Operaio Pentito





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