mercoledì 4 novembre 2009

Assemblea permanente (167)


Sembra quasi una festa popolare,
musica dai microfoni ai cancelli,
tante bandiere rosse a sventolare,
disegni buffi e slogan sui cancelli.

Ne capi, ne capetti o subalterni,
gente che entra ed esce, senza tuta,
s'innestano rapporti più fraterni,
chi non ti conosceva ti saluta.

La mensa sembra un circolo a natale,
tavoli pieni son di giocatori,
continuamente un acre fumo sale,
cancellato il divieto ai fumatori.

Ciò che sembrar potrebbe allegria
nasconde rabbia, preoccupazione,
odio contro chi vuol cacciarti via,
tanta speranza e non rassegnazione.

Come al funerale di un congiunto
si torna a ripercorrere il passato,
rivedi il giorno quando fosti assuto,
un mazzo di carte ti fu dato.

-Fa quattro mucchi così!- ti disse un tale
con il cronometro pronto a darti il via,
-La precisione qui tanto non vale,
bisogna assai produrre e tirar via!-

Che brutta impressione in quell'istante;
pensasti: -Chissà quanto si lavora!-
ma la fatica mai fu sì pesante
come lo era stata sino allora.

Quel tempo i capi erano temuti,
distribuivano multe, sospensioni,
i tempisti misuravano i minuti
per effettuare le lavorazioni.

Dure lotte e grandi conquiste,
s'ottennero assemblee, i delegati,
condizioni di forza mai previste
sino ad allora per i sindacati,
poi lo "statuto dei lavoraori",
la giusta causa nei licenziamenti,
non possono più cacciarti fuori
senza provati, validi moventi.

E' stata solamente un'illusione?
E' stato un tuffo nella fantasia?
Se uno sciagurato di padrone
s'è messo in testa di cacciarti via?

Siamo rimasti delle marionette
usate dal padron per lerci fini,
ci tiene ai fili ben legate e strette,
mentre al governo tiene i burattini.

Dove sono finite le conquiste?
Gli accordi belli fatti sulla carta,
se dopo tante lotte ancora esiste
il padrone che ti sfrutta e poi ti scarta?

Feal sud, primi anni 80
da: L'Opraio Pentito


Nessun commento:

Posta un commento