mercoledì 21 ottobre 2009

VITA SPRECATA (126)


Lontano da tutti i miei cari

rinchiuso, come prigioniero,

che mai furon giorni sì amari

e sì duri, ed il sol pensiero

di dover restare ancor molto

in questo mondo inumano

e, sempre obbedir come stolto

mi fa apparir quasi vano

il ritorno alla vita, ai piaceri,

a ciò ch'è diritto d'ognuno,

agli attimi dolci di ieri

quando non comandava nessuno.


Ah!.. Come compiango coloro

che scelgono simile vita

pensando che il lavoro

comporti maggiore fatica!


Non sanno come sia bello

essere liberi di agire,

vivere come un uccello,

senza dover obbedire,

senza il timor di parlare,

non stare più nell'attenti

e vestirsi come gli pare.


Com'è che saranno contenti

se a quarant'anni giunti

dovranno risponder: - Comandi!-

ad un tenentino di venti?


Allora si rifanno grandi

coi "tubi"*, gli fanno paura

abusando del misero grado

che, in questa dittatura,

può rovinarti....malgrado.

(*reclute)

Belluno 1967, periodo militare.

da: Dolce sarà la sera





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