lunedì 26 ottobre 2009

PER UN CINQUANTENNE (137)


Nascemmo sotto l'ali dell'impero,
quando alle idee si metteva il freno,
quando persino il pane era nero,
quando pioveva pure a ciel sereno.

Fummo fanciulli allorché la guerra
era gioco per grandi, e carriarmati,
e cannoni che fan tremar la terra
erano giochi per veri soldati.

Scoppiò la pace, ancor s'era fanciulli,
in un paese nuovo, senza ieri,
poche occasioni v'eran per trastulli
ma libertà ci vide pionieri.

Sudore e sacrifici, ma la gioia
di ottenere ciò che sembrava favola,
non ci lasciava tempo per la noia,
e i frutti giunsero sulla nostra tavola.

Or che s'ha tutto nulla più s'apprezza,
ma, cinquant'anni fa era utopia
veder l'oggi com'è, Ahi! Giovinezza!
Peccato che tu fugga per la via
dopo aver dato agli altri l'abbondanza
e, veder questi insoddisfatti, stanchi,
gettar come rifiuto la speranza;
eppur non è che l'affetto gli manchi.

Ma che gli manca allor? Forse il sapore
che da il raggiungere le bramate vette;
nulla si suda più, anche l'amore
è un gioco come tombola o tresette.

gennaio 1987, per un amico.
da: Ricordi

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