venerdì 2 ottobre 2009

IL BUSTO (92)


Alla sezione, sopra uno scaffale,
cera un busto di Lenin, quel pizzetto
tra qualche libro, una copia di giornale
era guardato da tutti con rispetto.

Era uno di noi, ne più ne meno,
eran tempi che ci si rispettava,
mai tra compagni s'usava veleno,
diviso il mondo?! Il nostro ci bastava.

Pochi dubbi, un'unica certezza,
ci nutrivamo a forza d'ideale,
non frenava la nostra giovinezza
l'austero busto sopra lo scaffale.

Eravamo maturi il triste giorno
che vedemmo ammainare la bandiera,
gli occhi lucidi, lacrime d'intorno,
prima dell'alba s'era fatta sera.

Un colpo al cuore veder gli iconoclasti
accanirsi sui simboli a noi cari,
quanti a goder d'inaspettati fasti,
quanto dolore in me, che giorni amari!

Il nostro "Lenin" pareva rassegnato,
forse pensava: -E' giunto il tempo mio!
Tutto passa, tutto vien cancellato!-
Ma nessuno provò a dirgli addio.

Era uno di noi, come un fratello
c'era un accordo, s'era in sintonia,
la "Quercia" seppellì "Falce e Martello"
lui stava lì! Chi lo mandava via?

All'ombra della Quercia, se non tutti,
restammo in molti ad aspettare il nuovo,
stop all'ideologia per aver frutti,
fuori quel busto! No, io non lo smuovo!

-Tu resti sempre il solito inquadrato!
Cambiano i tempi, bisogna emanciparsi!-
Tolto quel busto me ne sono andato
e con me altri, tutti quanti sparsi.

Le nuove forze hanno preso possesso
d'un patrimonio limpido e glorioso,
senza busti di bronzo ne di gesso,
il sentimentalismo! Giù, a riposo!.

Gente moderna, al passo con i tempi,
gente che ha vinto la prima elezione, (1)
gente capace...Che Dio ce ne scampi,
già presa in fallo e già messa in prigione.

31-10-2003
(1) riferito alle votazioni per il comune di Pomezia
da: I rapaci





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