giovedì 4 giugno 2009

AL SALDATORE..(70)

Pegli, cantiere di Multedo ,1963

PER NON DIMENTICARE

Sulle incandescenti virole
quanto sudore hai versato,
lo schermo in testa, là, sotto il sole,
il vetro spesso si è appannato.

Quanti elettrodi interminabili
lunghi come l'attesa
hanno fuso le mani tue, abili
quasi con tacita intesa.

Già provato dall'arco lucente,
come dardo, l'occhio t'ha punto
tante volte la scoria rovente,
ha alle lacrime dolore aggiunto.

Del fumo l'acre sapore
lo stomaco ha spesso saziato,
la tuta rubato ha l'odore
al ferro da tempo ossidato.

Saldatore, hai unito continenti
con i tubi degli oleodotti,
nel deserto hai creato monumenti
che rischiarano ora le notti.

Hai saldato gli scafi di navi,
le fusoliere dei reattori,
per chilometri hai tirato cavi
con il vento, con l'acqua, là fuori.

Hai coperto come un bandito
bocca e naso col fazzoletto,
e dalla cisterna sei uscito
come dal camino sul tetto.

Hai tagliato in buie officine
profilati, tondini, quadrelli,
a chilometri hai fuso bobine
pe saldare ringhiere e cancelli.

Le tue mani che hanno creato
sono vuote, non hanno milioni,
al destino non gridan: Reato!
ma ne accettano le condizioni.

Hanno visto tramonti dorati
i tuoi occhi che han lacrimato,
han goduto dei monti e dei prati
e per questo non odiano il fato.

La tua vita è tutta una guerra
ma che lasci alla fine agli eredi?
Non hai soldi, ne case, ne terra,
non hai nulla allora ti chiedi?

Tu gli lasci la forza dei giusti,
la tenacia di lotte possenti,
la dignità che sempre tenesti
per non inchinarti ai potenti.

gennaio 1981- da Vita e Lavoro








Nessun commento:

Posta un commento