giovedì 4 giugno 2009

AL MURATORE (72)

PER NON DIMENTICARE

Hai allineato mattoni
a migliaia, forse a milioni,
quintali di cemento hai armato,
montagne di calce hai impastato,
quanta col solo sudore
o muratore?

Il sole t'ha cotto la schiena
mentre col badile, di rena
ne riempivi carriole,
e assotiliavi cazzuole
con orgoglio nel cuore
o muratore!

La calce le mani t'ha roso
col volto abbronzato, grinzoso,
somigli ad antico soldato,
per elmo un giornale piegato.
Sei stanco ma sereno in cuore
o muratore

Nel tascapane il gavettino,
la solita bottiglia di vino,
per tavola due assi
per sedia due mattoni oppure sassi;
la fatica migliora il sapore
o muratore.

Quanti muri hai eretto
piano su piano, sino al tetto,
umili case, possenti edifici,
aule, appartamenti, uffici,
senza far tanto rumore
o muratore.

E vilette, e capannoni,
e fabbriche, e chiese, e prigioni
e caserme, ed ospedali
e stalle per animali,
si pena, si gode, si muore
nell'opere tue; muratore.

Su e giù per le scale,
ti fermi se c'è un temporale
e speri che presto si plachi
oppure i soldi son pochi
se fai poche ore
o muratore.

Sei stanco sull'impalcatura
è pronta di già l'armatura,
non puoi chiudere la giornata
se prima non fai la gettata,
lavori da più di dieci ore
resisti o muratore.

Raccogli i ferri del mestiere,
metro, piombo, sparviere,
livella, secchio, martello,
piccone, spago, scalpello
e, quando ti lascia il vigore
appendili al chiodo; muratore.

Nessuno più oggi lo brama,
ognuno va in cerca di fama,
si pensa solo a guadagnare
senza voler mai sudare.
Del lavoro è amaro il sapore,
lo sai bene tu....muratore.

1981- da: Vita e Lavoro











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