mercoledì 2 dicembre 2009

A MIO PADRE (247)


Quattro quinti di secolo,
rèduce da ischemia,
inchiodato a quel trabiccolo da ragioniere
che ti trascina
dalla finestra al bagno,
dal bagno alla finestra della cucina.

Sei legato al tempo
che scorre lentamente
sul fragile tuo polso
e ti fa prigioniero
nei lucidi momenti.

Tutto il tuo mondo
fuori della finestra.

Il noce che piantasti,
la peonia e le rose
tra salvia e rosmarino;
quello che ieri era il tuo giardino
è oggi il primo piano
d'un panorama che va dalla statale
fino su al monte.

Nel trasparente schermo sovrastante
guardi fuggire le nubi;
vedi fuggire la vita.

24-01-2001; da: Favola

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