venerdì 8 gennaio 2010

LE MIE COLLINE (353)


Quando entrava la focosa estate
tutte d'oro sembravan le colline,
poche le macchie verdi, lungo i fossi,
o lassù più lontano, sulle cime.

Non c'era un metro incolto,
le ricche messi abbondanti
stavano li, pronte per il raccolto.

Del contadino ovunque si scorgeva
l'opera saggia e paziente,
ma l'arcaica miseria dominava.

S'impastava la polvere al sudore
e, d'inverno gli scarponi
pieni di mota divenivan piombo;
non esisteva l'asfalto sulle strade
e, la corrente elettrica mancava
ma, più pesante ancora
il dover dire: -Si! Signor padrone!-

Sono finiti quei tempi (e meno male)
quella fatica nera
allora che vicine, in larga schiera
roteavan le falci; ora son mostri
meccanici, potenti, tutto fare
a rasar senza sosta il giallo mare.

I casali avvolti dagli spini
abbandonati, senza contadini,
cadono a pezzi....una desolazione.
Nessuno più che dica: Si padrone!

da: Per Elisa

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