
CAPITOLO PRIMO
Nacqui al tornare della primavera
dopo un'inverno tenebroso e fosco
in quella terra generosa e fiera
ch'è l'appennino romagnolo e tosco,
dove il Montone ancora allegro scende
prima di giunger placido alla bassa,
là dove in macchia starna non s'arrende,
col sacrificio paga la sua tassa.
In condominio annidava lo storno
con le rondini, sotto i cornicioni,
sopra quei coppi rossi e tutt'intorno
indisturbati tubavan piccioni.
Era approdata la bianca colomba
da un lustro attesa sul pianeta intero,
quell'atomico fungo, orrenda tomba,
risvegliò l'uomo sopra un cimitero.
Era dell'odio terminata un'era,
non più l'olio di ricino, il bastone,
ne "Me ne frego" su camicia nera,
sembrò nel mondo germogliar ragione.
Se dell'odio era terminata un'era,
scarso era il pane, più scarso il lavoro,
ma primavera è sempre primavera
specie se poi l'inverno è stato duro.
Umile la progenie e tale il nido
ma mai che spento fosse il focolare
ne mai bestemmia o d'ira un solo grido,
mi fu maestro Amor per camminare.
Mia coetanea fu la novella Italia,
senza corona, senza più blasoni,
senza più duci o re, come me spoglia,
un popol partorì le sue illusioni. (32)
Da: Diario in versi del secondo novecento
Nacqui al tornare della primavera
dopo un'inverno tenebroso e fosco
in quella terra generosa e fiera
ch'è l'appennino romagnolo e tosco,
dove il Montone ancora allegro scende
prima di giunger placido alla bassa,
là dove in macchia starna non s'arrende,
col sacrificio paga la sua tassa.
In condominio annidava lo storno
con le rondini, sotto i cornicioni,
sopra quei coppi rossi e tutt'intorno
indisturbati tubavan piccioni.
Era approdata la bianca colomba
da un lustro attesa sul pianeta intero,
quell'atomico fungo, orrenda tomba,
risvegliò l'uomo sopra un cimitero.
Era dell'odio terminata un'era,
non più l'olio di ricino, il bastone,
ne "Me ne frego" su camicia nera,
sembrò nel mondo germogliar ragione.
Se dell'odio era terminata un'era,
scarso era il pane, più scarso il lavoro,
ma primavera è sempre primavera
specie se poi l'inverno è stato duro.
Umile la progenie e tale il nido
ma mai che spento fosse il focolare
ne mai bestemmia o d'ira un solo grido,
mi fu maestro Amor per camminare.
Mia coetanea fu la novella Italia,
senza corona, senza più blasoni,
senza più duci o re, come me spoglia,
un popol partorì le sue illusioni. (32)
Da: Diario in versi del secondo novecento
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