giovedì 21 aprile 2011

In ascensore (436)



Son salito con lei in ascensore
-Ciao, buongiorno! (beato suo marito!)-
il mio pensiero è subito partito
a lui quando raccoglie quel bel fiore.

La bocca al par d'una ciliegia, rossa,
quel balconcino aperto avanti gli occhi
quasi dicesse: -Perché non mi tocchi?-
pochi attimi poi passerà la scossa.

Ho abbassato lo sguardo, vergognoso,
due belle gambe nelle calze a rete,
uno spettacolo; non ci crederete,
ho avuto un pensier che dir non oso.

D'un tratto l'ascensore s'è bloccato,
-O mio Dio! Cosa sarà successo? -
- Stia calma! - Ho detto, - Non s'agiti; adesso
ci verranno a salvar...- Ero agitato.

Lei cercava il mio sguardo, provocante,
- Signora, guardi, ancor c'è la corrente,
risolveranno presto l'incidente! -
Il cuore mi scoppiava, ero tremante.

Avvicinò la bocca sua alla mia,
sfido chiunque a rifiutar la resa,
come potevo a un tale fiore l'offesa
di non coglierlo al volo? Ah! che magia.

Più che io a raccoglierlo fu lei
che con fuoco e passione me lo porse,
mi strinse, m'abbracciò, leccò, mi morse,
io feci quello che dovuto avrei.

In poco tempo ho visto il paradiso,
lei non lo so, ma ho fatto il mio dovere,
m'è parso che godesse di piacere,
quanto non saprei dirlo di preciso.

Fatto il trambusto ci siam rassettati,
lei, con le mani un tocco alla criniera,
io mi sono richiuso la cerniera,
soddisfatti ambedue ed appagati.

Tornato al motivo del "disastro"
ho detto: - c'è il bottone dell'allarme!-
Lei sorridendo allor, senza guardarme
ha spinto al piano, risolto l'incastro.

A mia insaputa stop aveva spinto,
ed io ci son cascato come un pollo,
cader n'un fiume tale, sempre a mollo
mi piacerebbe star pur fossi vinto.

21-aprile-2011

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